Fotografo Ritratti

 

Fotografo ritratti, una grande e bellissima sfida per il fotografo.

Soprattutto perché si deve vincere l’imbarazzo, più o meno evidente, del soggetto.
In particolare per le persone che non hanno mai avuto in precedenza l’esigenza di richiedere un servizio ad un fotografo ritrattista. (Here in english)

In realtà è che nessuno è molto abituato a vedersi ritratto.
Certo oggi, con le nuove tecnologie e soprattutto grazie alla diffusione dello smartphone, sempre più persone si scattato foto.
Il “selfie”.
Mi perdonerete se, pur comprendendo il fenomeno, non considero queste riprese dei veri e propri ritratti, anzi auto-ritratti.

In aggiunta anche le persone che per lavoro, come gli attori per esempio o anche le modelle e i modelli, quando si ritrovano davanti all’obiettivo possono non essere completamente sicuri di se.

La grande sfida, per dire la verità, per tutti i fotografi di ritratto, è quella di tentare di mostrare qualcosa in più. Cioè si vorrebbe riuscire a ritrarre “l’intimo essere” andando al di là della sola “apparenza” del soggetto.

A riguardo, io cerco sempre di organizzare un aperitivo prima dello shooting!
Vale a dire, scherzi a parte, che conoscere la persona o le persone da fotografare, è importante, incontrarle prima può veramente aiutare ad ottenere un risultato diverso e quasi certamente migliore.

In particolare, cerco di far rilassare i soggetti, per esempio chiacchierando un po allentando quelle piccole tensioni che ci possono essere. Oltre a questo scherzo un pochino per creare un’atmosfera amichevole.
Non solo, non metto mai, immediatamente, tra me e le persone appena incontrate, la macchina fotografica. Cioè un “filtro”, una “barriera”, tra di noi.

Considerando questo, come fotografo ritratti amo molto usare macchine fotografiche piccole che tengo quasi nascoste nel palmo della mano. In realtà non mi piace discutere di attrezzatura fotografica, perciò vi posso confessare che uso solamente un paio di lenti, il 35 e 50 mm sono le mie preferite.

Dunque la condizione fondamentale, la premessa più importante, è che le persone si sentano a proprio agio.

In aggiunta cerco sempre di parlare ai miei soggetti dell’importanza della fotografia quale memoria. Vale a dire, quanto valgono i nostri ricordi?

Come fotografo ritratti in tutta onestà devo dire che amo il ritratto ambientato.
Vale a dire, quei ritratti non scattati in studio. A riguardo vi posso dire che ci sono molti vantaggi scattando in maniera diciamo “informale”. Per esempio si può sfruttare un ambiente molto conosciuto dal soggetto, è il caso dei ritratti quali quelli di famiglia. Analogamente per le foto di bambini o maternità.

In realtà così facendo devo accettare qualche compromesso, per esempio sull’illuminazione, ma anche considerando questo, il vantaggio di lavorare con persone tranquille è più importante.
Si possono usare una quantità infinita di sfondi, di situazioni, all’esterno o all’interno.

Ma anche quando mi richiedono ritratti sul lavoro. Per esempio il manager o l’avvocato, sono certamente più confidenti in se stessi se ripresi nel loro ufficio.
Allo stesso modo anche l’artigiano o l’artista sarà più facilmente a proprio agio nel loro ambiente.
E’ perciò che penso che queste immagini abbiano una forza notevole. Per dire la verità questa è la fotografia che mi coinvolge maggiormente.

Ma anche la fotografia di ritratto in studio ha il suo proprio fascino.
La possibilità di avere il controllo su ogni aspetto “ambientale” e in particolare, luce, posizione, temperatura. componenti assolutamente importanti.

Personalmente penso che sia una fotografia più “specifica” quindi più adatta ad un utilizzo “finalizzato” dell’immagine.
In più c’è un aspetto da non sottovalutare, il costo. A riguardo è sempre più raro che capiti di avere a disposizione un budget adeguato.

Allo stesso modo, sia fuori che in studio, io lavoro cercando un certo angolo, un punto di ripresa inconsueto, una lama di luce, in aggiunta a “quell’espressione”.

– A portrait photographer depends upon another person to complete his picture. –

Richard Avedon

Si, sembra banale ma non lo è, il fotografo ritratti dipende dal soggetto per poter fare la foto!
Dunque torniamo all’importanza di quanto dicevo prima sul sentirsi a proprio agio dinanzi all’obiettivo.

Cerco sempre di pensare come affronterebbero la stessa situazione gli atri fotografi. Anche per questo continuo a studiare e guardo spesso libri di fotografia. Molti di questi li scopro e, per dire la verità quando posso, li acquisto in una bellissima e fornitissima libreria/galleria che si chiama MiCamera a Milano.

Dunque, non voglio rubare troppo del vostro tempo, vi ho accennato al mio approccio alla fotografia di ritratto. In particolare di quanto mi piace la fotografia di ritratto. Se volete qualche ulteriore info non esitate a contattarmi qui.
Grazie per l’attenzione. Vi lascio con un pensiero scritto da un grande architetto e designer italiano che è stato anche un bravissimo fotografo.

– Un primo piano di capelli rivolti sulla fronte, così come quello oltre le tempie, s’incendia nel “flou” dello sfocato mentre tra questi, solo per la profondità di qualche centimetro di “a fuoco” è dato scorgere i crateri dei pori, le ramificazioni delle vene della cornea,  le labbra tormentate da solchi, particolari conclusi da uno sguardo attonito e forse ben attento al fuoco della vita e altrettanto ignaro della lenta e continua opera del suo sangue e di quanto vive, si esalta e muore in lui, ogni giorno. Sorte dal più lontano pretesto, dal più comune “modello” si creano così le più fantastiche psicologie, le intuizioni di forma più commoventi, lo scavo e l’interpretazione più soggettiva e implacabile di un temperamento; diremo: un ritratto. –

Carlo Mollino, Il messaggio dalla camera oscura, 1949