Guai a chi ci tocca

 

Nel nostro mondo, in uno stato come l’Italia, una città  che amo ma che non ha quasi più identità, Milano. Una via del centro come via Torino, una parete di un edificio nelle vicinanze di una fermata del tram, un muro ed una scritta. Guai a chi ci tocca. Non è solo una scritta, è un urlo. Un grido straziante, una debole minaccia, forse solo per ora. Gente di questa città , come di mille altre. Molti camminano veloci, evitando all’ultimo attimo lo scontro con chi gli viene incontro sullo stesso marciapiede. Altri aspettano il tram che non vuole arrivare, in perenne ritardo, come la nostra serenità. Aspettano per tornare a casa, per andare al lavoro, per poter raggiungere l’amico, anche se immaginario. Altri si sono fermati qui solo perché sono stanchi, perché non riescono più ad andare avanti. Magari vogliono abbracciare l’amica che ha perso una persona cara. Qualcuno vuole darsi un bacio, un bacio rubato. Qualcuno si è fermato a pensare che, basta. Guai a chi ci tocca. La luce diventa fievole sulla città. Eppure quella scritta continua a farsi vedere, a farsi sentire. Parole in italiano che, vedendo chi ci passa di fronte, sentono tutti, forse comprendono tutti, forse le urlano tutti, anche se arrivano da molto lontano, o forse proprio per questo, anche loro, le capiscono. Il tempo corre. Sembra quasi di vivere un conto alla rovescia. E un giorno quella scritta verrà  coperta, una mano comandata ripristinerà  l’uniforme grigiore. Ma sono sicuro che continueremo a sentire quell’urlo. Guai a chi ci tocca. Ho incrociato quella scritta per più di un anno, e ho cercato di raccontarne la storia, con la minuscola speranza di far sentire la voce di quella gente, il più a lungo possibile.

Our world, in a state like Italy, a city that I love but that has almost no more an identity, Milan. A street in the city center, Via Torino, a wall of a building near a tram stop, a wall and an inscription. Woe betide anyone who touches us. It’s not just a sign, it’s a scream. A piercing shriek, a weak threat, maybe just for now. People of this city, like thousands of others. Many walk fast, avoiding the clash with whom is coming on the same sidewalk, at the last moment. Others are waiting for the tram to arrive, constantly late, as our serenity. Ready to go home, to go to work, or in order to reach his friend, even if imaginary. Others have only stopped here because they are tired because they can no longer go on. Or maybe they want to embrace the friend who has lost a loved one. Somebody wants to give a kiss, a stolen kiss. Someone has stopped to think that, that’s all. Woe betide anyone who touches us. Light becomes faint over the city. Yet the writing continues to be seen, to be heard. Words in Italian that, seeing who passes in front of us, they all read them, maybe all are screaming them, even if they come from far away, or perhaps because of it, they understand them, as well. Time is running out. It almost seems to live a countdown. And one day that sign will be written blanket, an obeyed hand will restore the uniform greyness. But I’m sure we’ll continue to hear that scream. Woe betide anyone who touches us. I came across that inscription for more than a year, I tried to tell the story, with the tiny hope of making the voice of the people, for as long as possible.

One thought on “Guai a chi ci tocca

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